Discorso del Presidente Avv. Stefano Savi - in ricordo dell'Avv. Gianni di Benedetto - 17 dicembre 2025
Discorso del Presidente Avv. Stefano Savi
in ricordo dell'Avv. Gianni di Benedetto
Viviamo una giornata straordinaria per il nostro Ordine, grati alla Città per il riconoscimento, simbolico ma di grande sostanza, del ruolo istituzionale e sociale dell’avvocatura rappresentato dall’avvocato Gianni Di Benedetto.
Abbiamo scelto un nostro maestro, che, come i molti che hanno dato lustro al foro genovese, è stato e lo è tutt’ora, esemplare espressione dei valori della nostra missione professionale e di come si debbano mettere al servizio dell’intera collettività.
E’ stato uomo colto, elegante oratore, di grande umanità.
Uomo delle istituzioni, Consigliere comunale, Senatore, Presidente della commissione difesa del Senato, membro del Consiglio superiore della Magistratura, membro della Corte Costituzionale per il processo Lockheed e non da ultimo Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Genova e Presidente della Camera Penale.
Ma, come lui avrebbe certamente voluto, lo ricordiamo come AVVOCATO, perché questo era prima di tutto.
Attraverso il suo insegnamento intendiamo rivendicare l’orgoglio e la responsabilità di esserlo anche noi.
Alfiere di libertà, vivente interprete del principio costituzionale della garanzia della difesa.
Agente operoso di legalità nella società oltre che difensore nel processo della dignità della persona.
Protagonista di una concezione moderna che vede l’avvocato consapevole interprete del suo ruolo istituzionale al servizio della Giustizia, ruolo che condivide con gli altri soggetti della giurisdizione, con il comune ultimo fine di assicurare alla collettività la tutela dei diritti.
Concezione che impone all’avvocato di operare anche fuori dal processo per mettere a disposizione di tutti il suo patrimonio giuridico con una incessante opera al servizio della legalità intesa come supremo bene dello Stato di Diritto.
Lo abbiamo apprezzato come maestro e come amico di tutti, con quel suo fare sempre disponibile e attento.
Peculiarità dei grandi.
Con quel suo interpretare in modo colto la discreta genovesità, sempre profondo, sempre pronto a condividere il suo sapere, la sua esperienza professionale e di vita, con l’accento della confidenziale amicizia scevro da atteggiamenti distaccati.
La modestia dei grandi.
Sono rimaste incise nel nostro ricordo l’efficace coinvolgente oratoria, la battuta elegante e pronta che ne caratterizzava il discorso.
Profondo nei contenuti, saggio e leggero nell’eloquio come di chi ha fatto tesoro della esperienza di vita.
Un episodio tratteggia al meglio l’uomo e i suoi principi.
Citato da un quotidiano come “capo di mille avvocati” in quanto Presidente dell’Ordine, scrisse : “ …per carità capo non me lo lascio dire ….Un Presidente del Consiglio dell’Ordine è un po’ di meno e molto di più.
Non capeggia , né comanda, ma collega tra colleghi, è gratificato dalla loro fiducia e , quando ci riesce, dalla loro amicizia.”
Ci ha insegnato ad essere fieri custodi e tenaci difensori della libertà e dell’indipendenza nostra e di tutti i soggetti della giurisdizione, a vivere la professione con profonda dedizione, con ambizione, per essere soddisfatti di noi stessi e per dare sempre il meglio della nostra professionalità a chi ne ha necessità, senza pregiudizi di sorta, senza anteporre mai l’interesse personale a quello della parte assistita.
A guardare in alto e a guardare avanti con coraggio e saldi principi, a sdegnarci per il torto nei confronti del meno fortunato, a gioire per il riconosciuto diritto.
A indossare la toga con rispetto ed orgoglio.
Traiamo forza dall’esempio, dalla intitolazione del piccolo giardino antistante Palazzo di Giustizia, luogo che richiama grandi valori simbolici: la pretesa e la difesa della libertà; l’umanità e l’impegno verso i più deboli.
Da una parte il richiamo alle radici della democrazia, la lotta di un popolo per il bene supremo della libertà.
Dall’altra il moderno custode di questo valore.
Di fronte Bartolomeo Bosco, avvocato che tanto diede alla Repubblica di Genova, da modeste origini divenne mecenate e fu creatore dell’Ospedale di Pammatone da lui destinato ai più deboli, inizialmente alle più deboli, a ricordarci la vocazione sociale e la sensibilità umana che non può mancare nel nostro quotidiano impegno.
Vedremo spesso questa targa e quel nome su di essa inciso ci ripeterà un amichevole severo monito:
cerca prima di tutto di capire cosa è un avvocato
ricordati sempre di essere avvocato
sii libero orgoglioso servitore dei diritti di tutti.
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