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29/07/2026 Condividi

Ricordo del Collega Avv. Stefano Sambugaro

A poco più di un mese dalla scomparsa, il ricordo di Stefano Sambugaro continua ad accompagnare la vita del Foro genovese, con la discrezione e la profondità che hanno sempre caratterizzato la sua persona.

La sua morte, sopraggiunta dopo un lungo anno di malattia affrontato con straordinaria dignità e determinazione, ha lasciato un vuoto non solo tra i colleghi penalisti, ma nell’intera comunità forense. Con lui se ne è andata una rara figura di avvocato, che ha saputo interpretare l’avvocatura non solo come professione, ma come stile di vita: Stefano non faceva l’avvocato, lui era avvocato. Stefano la toga la portava sulle spalle e l’aveva nel cuore.

Penalista di grande esperienza, ha dedicato tutta la sua vita professionale alla difesa dei diritti delle persone, esercitando il mandato con rigore, equilibrio e profondo rispetto per le istituzioni. La sua competenza era unanimemente riconosciuta, ma ciò che più colpiva chi lo incontrava era la sua capacità di coniugare preparazione giuridica e autentica umanità.

Il suo impegno per l’avvocatura si è tradotto anche nell’attività istituzionale: da Consigliere dell’ordine degli avvocati ha contribuito con serietà e spirito di servizio alla vita dell’istituzione forense. Allo stesso modo, quale componente del Consiglio Direttivo della Camera Penale, ha rappresentato un punto di riferimento per molti colleghi, partecipando alla vita associativa e offrendo sempre il proprio contributo con equilibrio e senso della misura.

Tra i tanti incarichi ricoperti , quello di Garante comunale dei diritti delle persone private della libertà personale è forse quello che racconta meglio la sua sensibilità: credeva profondamente che il rispetto della dignità della persona costituisse il parametro attraverso il quale misurare la qualità di uno stato di diritto e ha dedicato energie, tempo e competenze affinché i principi sanciti dalla Costituzione trovassero concreta applicazione anche all’interno degli istituti penitenziari.

Ma sarebbe incompleto ricordarne soltanto il percorso professionale ed istituzionale.

Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo conserva soprattutto il ricordo di una persona capace di creare relazioni, di unire le persone. Garbato nei modi, disponibile all’ascolto, rispettoso di tutti, sapeva instaurare rapporti sinceri con colleghi, magistrati, personale amministrativo e con chiunque incrociasse il suo cammino. Era uno di quegli avvocati che contribuivano naturalmente a creare un clima di reciproco rispetto, convinto che autorevolezza e cortesia fossero il modo migliore per esercitare la professione.

Questa sua straordinaria capacità di stare insieme agli altri trovava espressione anche nei momenti di convivialità che amava organizzare. Per lui non erano semplici occasioni ricreative, ma un modo per rafforzare i legami tra colleghi e ricordare che l’avvocatura è innanzitutto una comunità di persone.

Molti di noi conservano ancora il ricordo delle memorabili feste estive al Covo, da lui organizzate con entusiasmo e cura, alle quali partecipavano centinaia di avvocati. Erano

appuntamenti attesi, capaci di riunire generazioni diverse in un clima di amicizia e condivisione e rappresentavano perfettamente il suo carattere: generoso, accogliente, sempre desideroso di mettere gli altri a proprio agio.

Era soprattutto un amico. Un amico mio e di tutti, una persona perbene, La sua assenza si avverte ogni giorno. Non soltanto nelle occasioni ufficiali o nei momenti in cui si affrontano i temi ai quali aveva dedicato tanto del suo impegno, ma nella quotidianità del nostro lavoro. Manca la sua presenza nell’atrio di Palazzo di Giustizia, appoggiato alla balaustra, mentre fuma la sua sigaretta in attesa dell’udienza, manca il suo sorriso, manca la sua allegria e la sua voglia di vivere.

Ci accorgiamo spesso, quasi d'istinto, di quanto ci manchi. Di fronte a una vicenda processuale, a una decisione importante, ad un episodio che riguarda la nostra camera penale, viene naturale pensare che sarebbe bello potergliene parlare, raccontargli che cosa è accaduto, ascoltare il suo punto di vista, sempre lucido, pacato e mai banale. È un pensiero che affiora spontaneamente e che dice, più di tante parole, quanto profondo fosse il legame che aveva saputo costruire con tutti noi.

Forse è proprio questo il segno più autentico che una persona lascia: continuare a essere presente nei pensieri di chi resta. E Stefano continua ad esserlo, ogni giorno, nel ricordo affettuoso dei suoi colleghi e dei suoi amici, che ne custodiscono l'esempio professionale e, soprattutto, quello umano.

Fabiana Cilio

già Presidente della Camera Penale

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